15.10.11

About a turkey

Ci avevo visto giusto quando avevo previsto che sarei stata poco dietro a questo blog. Devo ammettere che è davvero difficile aggiornarlo quando si lavora full time e spesso anche la sera. Per fortuna questa settimana appena trascorsa è stata abbastanza leggera ed è iniziata di martedì. Perché lunedì 10 qui in Canada era Thanksgiving. Per mia somma gioia ho ricevuto un invito a pranzo e così ho avuto la possibilità di vivere appieno l'esperienza del Giorno del Ringraziamento. Ho potuto assaggiare il tacchino ripieno, una bestiaccia di quasi sette chili che è stata nel forno per quattro ore, guarnito con patate e cranberry sauce. Ero a casa di un collega, sia lui che la moglie sono italiani e, quindi, per quanto il pranzo sia stato tradizionale canadese, a fine pasto è prevalsa l'italianità, che si è tradotta nel caffè della moka e nel tiramisù. Il mio contributo in cambio dell'invito ha riportato il momento del dessert a una dimensione più nordamericana perché ho avuto il buon gusto di presentarmi con un cestino (giuro! In quest'appartamento ne abbiamo diversi!) di cupcake decorati con dei deliziosi fiorellini, e non esagero se dico che questa volta ho davvero superato me stessa:


Uno dei commensali, da bravo pugliese, ha proposto di innaffiare il pan di Spagna dei miei cupcake con il San Marzano Borsci e devo ammettere che ha avuto un'idea davvero felice (e mi ha aperto un mondo).
La giornata del Ringraziamento è stata forse una delle più belle che ho trascorso da quando sono all'Istituto. Mi sono sentita in famiglia, sensazione perfetta per una simile ricorrenza. Per quanto io sia una persona abbastanza indipendente che sa cavarsela molto bene fuori da casa e non è solita avere grossi attacchi di nostalgia (a parte quella per le mie montagne, da cui non sono mai riuscita a guarire), il dividere la tavola con una famiglia mi ha fatto stare bene. Era tutto nelle sensazioni che mi ha dato quell'atmosfera. E il pranzo a base di tacchino è stato un'esperienza da provare!

E così il tacchino del Canadian Thanksgiving va a unirsi alla serie di festività straniere che ho vissuto all'estero, insieme ai fuochi d'artificio del 4 luglio su una spiaggia del New Jersey, alla parata dei bambini su Karl Johans gate il 17 maggio a Oslo, ai bagarini in piazza a Malaga che vendono i biglietti per l'ultima corrida della stagione il 12 ottobre e al profumo di zenzero che pervade le strade olandesi a novembre. Quanto mi sembrano sterili i miei studi sulle culture straniere finché non vedo tutte queste cose con i miei occhi! Le feste tradizionali sono preziosi specchi della cultura di un popolo. Sto aspettando con ansia l'altro grande appuntamento dell'autunno: Halloween. Quello vero, alla faccia della stupidata che cerchiamo di emulare per moda in Italia.

C'è un'altra cosa di cui voglio parlare, ed è una canzone che mi ha invaso il cervello da ieri sera. Si è insinuata nella mia testa, si è appena assopita durante la notte e oggi mi ha accompagnata in loop per tutto il giorno. L'ho sentita per la prima volta nella scena finale del quarto episodio di Revenge, serie TV che ho iniziato a seguire da pochissimo. Affascinata dalla tremenda malinconia di quella voce e di quel piano, ho chiesto a Google chi ne fosse l'autrice e in pochi minuti sono approdata su Youtube al video di questa canzone bellissima:


Agnes Obel, come mi ha insegnato Wikipedia, è una pianista e cantante danese. Per quanto possa sembrare banale quello che sto per dire, la sua musica sembra davvero il canto di una sirena venuta da Nord. Una scoperta affascinante, credo di aver trovato il disco perfetto per accompagnare l'autunno che si trasforma in inverno. C'è una malinconia di fondo nella sua musica, in cui mi piace perdermi e ritrovarmi. È una musica che mi ispira freddo, grigiore, buio. Luci artificiali, colletti dei cappotti tirati su. Alberi spogli, strade bagnate. Persone che vagano in solitudine per le strade di una città. È la musica che mi piace ascoltare quando anch'io vago in solitudine per le strade di una città invernale, con le sue strade bagnate e le giornate sempre più corte. Col colletto del cappotto tirato su. Credo che con Agnes Obel condividerò diversi momenti quest'inverno.

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